La polemica che sta ravvivando gli ultimi giorni di quest’afa, e che sfiora a tratti una commedia greca, riguarda la presunta necessità per la città di Siena di andare al voto quanto prima; una necessità sostenuta fino ad oggi, pare, dal solo Partito Democratico. Una proposta che comunque ha occupato fin da subito le pagine dei giornali e il dibattito pubblico. come se l’abbandono da parte della maggioranza dell’ultimo Consiglio Provinciale (fatto forse mai accaduto in precedenza), le lotte dei lavoratori senza stipendio, le ditte che non riscuotono le fatture perché la Provincia ed i comuni hanno bloccato i pagamenti (perché da una parte c’è il Patto di Stabilità e dall’altra ci sono i bilanci -comunali e provinciali– condizionati dalle mancate erogazione della Fondazione e quindi privi di margini di manovra) o il futuro assetto istituzionale della Regione fossero questioni marginali, che non meritano discussioni pubbliche, forum o tavole rotonde: sono bazzecole, come diceva il Principe! E poi questi argomenti non fanno notizia o comunque è meglio tenerli nascosti per non “sparigliare” troppo le acque. 
Beh, cari PDini, generalmente le elezioni anticipate s’invocano quando il popolo ha bisogno di essere rappresentato e tutelato nei confronti del potere, ma è difficile che che il vostro fine sia stato questo. Come Partito non amiamo i commissari straordinari (basti vedere la nostra ferma opposizione a Monti), ma quando la politica sviluppa le sue radici nel potere e lo gestisce attraverso nomine e poltrone di aziende con ex sindaci, ex presidenti, ex assessori e questi, invece di essere al servizio del popolo, diventano specchio della finanza, dei titoli e delle manovre, rimangono due sole alternative: o il governo del popolo o i commissari. E siccome per il primo non siamo probabilmente ancora pronti, senza contare che esso contrasterebbe con logge e massoneria, l’unica scelta possibile rimane quella dei Commissari, augurandoci che essi non tradiscano i valori costituzionali. 
 Inoltre, perchè le nuove elezioni non siano solo manovre di palazzo con l’occupazione di poltrone prive di significato e di autorevolezza, la vera necessità non sta nell’anticipare le votazioni, quanto piuttosto nel ricreare una classe politica, rappresentante dei cittadini e non delle lobbie, una classe politica che divenga dirigente non per intrighi da palazzo o perchè sostenuta dalla stampa e dai poteri forti, ma al contrario una classe politica che rappresenti il popolo, priva di privilegi, che non abbia paura del palazzo e soprattutto che abbia in se rispetto, tensione ideale, coerenza, rigore, onestà e passione!

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