da Assemblea Siena Beni Comuni

Attacco di stampo fascista a Siena. Presenze inquietanti in cittá. Alle 3:40 di sabato 3 novembre 2012, una quarantina di ragazz#, per la maggior parte student#, cantavano canzoni nella semideserta piazza Il Campo. Un tranquillo e allegro fine serata di spontanea aggregazione giovanile che finisce invece in rissa, quando al suono di “Bella Ciao” piombano dal nulla alcuni tizi, sei o sette, che iniziano a creare scompiglio, facendo degenerare la situazione in rissa. Tutti sulla trentina, avevano arrotolate alle nocche cinture di cuoio per rinforzare i cazzotti. Lo scontro é durato diverse decine di minuti. Dopo aver ottenuto l’obiettivo, sfollare e zittire, gli aggressori hanno imboccato il Vicolo dei Pollaioli indisturbati, mentre si risistemavano i pantaloni. A detta di chi c’era, agivano come una squadra. Due studenti sono rimasti contusi, uno in particolare al capo e all’occhio destro. Per fortuna, non c’é stato bisogno di cure mediche. Abbiamo le testimonianze di una decina tra studenti di economia, ingegneria, lettere, neolaureati in medicina, dottorandi in biologia, di etá compresa tra i 25 e i 30 anni. Ci hanno fornito dettagliate descrizioni degli aggressorie della dinamica dei fatti. Sono arrivati con la pretesa di voler cantare l’Inno di Mameli. Alcuni testimoni affermano di averne rivisto uno (alto, robusto, capelli corti scuri e barbetta incolta, indossa occhiali da vista neri, cappotto verde militare, sciarpetta) nella fiaccolata per la commemorazione delle foibe del febbraio 2011, organizzata da Casa Pound qui a Siena: sventolava una bandiera azzurra (la rete é piena di filmati inerenti). Questa sera invece aveva il guantone di cuoio. Uno alto e rasato (triste stereotipo) ha motivato la violenza con: ” miei ragazzi hanno sbagliato al 70%, ma voi al 30%!”; il piú feroce era bassino, con i capelli lunghi, jeans, smanicato: “voi qui non potete starci, se c’era un vigile v’aveva giá cacciati. Adesso ci sono qui io e lo faccio io…”; e ancora: “iete fortunati perché sí é a Siena; fosse stato a Roma o a Verona, sarebbero saltati fuori i coltelli”. Uno s’é lui stesso identificato come contradaiolo dell’Oca. Il piú mite, rossiccio, lentigginoso, poco prima d’allontanarsi dalla piazza, ha addirittura ammesso: “Si doveva fare come dice il codice senese del 1040, niente zuffe davanti alle donne, vi si doveva portare nei vicoli” Una situazione a prima vista comunissima in una delle piú antiche e tranquille cittá universitarie d’Europa: de# ragazz# che a tarda notte fan festa pacifici in piazza. A leggere certa opinione pubblica cittadina, questo “strano” fenomeno di aggregazione é una piaga per la cittá; altri parlano di una inadeguata offerta di luoghi associativi che bilanci la vitalitá studentesca, c’é ancora chi osserva come i giovani, in quanto tali, abbiano in sé la voglia ancora fresca di appropriarsi e vivere lo spazio pubblico, propensione che oggi si tende a reprimere troppo in fretta, e la manifestano spontaneamente. Tutto ció, peró, ha poco senso ora. In questo caso la vicenda é molto meno banale di quanto si possa pensare. Non siamo di fronte alla classica e francamente innocua rissa tra ubriachi del venerdí sera. E si tratta di qualcosa di piú complesso di un paio di contradaioli teste calde che vogliono attaccar briga. Quella di questa sera é stata violenza “giustificata” da altra ragione. Molti elementi in questa storia portano a tale conclusione. Il supposto pretesto addotto da questi giustizieri della notte regge poco, é anzi un movente ambiguo: ci si sta solo nascondendo dietro la “senesitá”, si infanga l’immagine di una cittá e dei suoi abitanti. Questi facinorosi hanno attaccato in concomitanza del coro di Bella Ciao: il simbolo piú evocativo di una delle poche pagine edificanti della nostra storia italiana, scritta col sangue di alcuni la cui coscienza civile ha salvato dal baratro un’intera nazione. Il risentimento per le note piú autentiche, partigiane, di questa canzone montanara é forse ció che piú a buon mercato alimenta i bollori di sparuti manipoli di nostalgici irriducibili. Bollori organizzati, disciplinati. Idioti e pericolosi. Siena non é a forte rischio in questo senso. L’infiltrazione di Casa Pound in questa cittá é minima. Ma c’é. L’antifascismo é un dovere morale di chiunque, l’a priori di qualsiasi discorso politico. Costantemente impegnati ad arginarne l’espansione, in prospettiva di una chiusura della sede cittadina, informiamo di questo episodio perché non vogliamo aspettarne uno piú grave, e per portare alla luce della Cittadinanza una precisa strategia di penetrazione da parte di Casa Pound: mimetizzarsi nel tessuto sociale con slogan confusi e populisti per rosicchiare visibilitá e consensi, che nella dimensione senese si traduce nel creare un’osmosi con gli ambienti piú oltranzisti delle contrade e della Robur (a differenza, ad es., della Mens Sana, molto piú solida). Un’organizzazione nazionale che si autodefinisce “associazione culturale”, ma che, come lo dimostrano centinaia di casi documentati in tutta Italia, concepisce la promozione sociale come “attacco” e la solidarietá di popolo come “supremazia della forza”.

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