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IENA. Ad inizio luglio qualcuno ricorderà che, con decretazione d’urgenza, nelle esauste casse dello Stato sono stati trovati circa 3,4 miliardi di euro per rafforzare il patrimonio del Monte dei Paschi di Siena ed adeguarlo ai desiderata dell’EBA (European Banking Authority). Per la precisione, 1,9 miliardi dovrebbero essere stati utilizzati dalla banca per rimborsare i Tremonti Bond emessi nel 2009 mentre la cifra restante dovrebbe rappresentare un’ulteriore iniezione di “denaro fresco”, indispensabile a dare un minimo di credibilità al Piano d’Impresa 2012-2015 varato contestualmente. Il giornale dei padroni, meglio conosciuto come sole 24 ore, ci dice correttamente in questi giorni che: “L’appoggio pubblico, quello di Bankitalia, e la relativa tolleranza incontrata in ambito europeo, dipendono unicamente dai contenuti del piano industriale. Ecco perché manager e grandi azionisti marciano compatti. Ed ecco perché la banca non può prescindere dagli obiettivi fissati, a cominciare dalla riduzione dei costi (600 milioni) e dai 4.600 esuberi.”
Si è davanti, quindi, ad un vero e proprio sostegno pubblico ad una banca da tempo in profonda crisi (anche di identità) con pesanti risvolti, come noto, sull’attività della stessa Fondazione azionista di maggioranza, delle istituzioni locali, dell’economia senese. Nel mentre si sottopone la città di Siena e l’Italia in generale ad una cura draconiana, il “governo dei commissari e dei banchieri” non può certo dimenticarsi di aiutare i propri amici e la propria “base sociale”.
Giova ricordare, ad esempio, che il principale tra i protagonisti e responsabili degli ultimi difficili anni di Mps è quel Giovanni Mussari che è stato recentemente riconfermato (all’unanimità) alla guida dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per altri due anni. Mussari, da sempre considerato tra i banchieri più vicini al PD, è stato nominato nel 2001 alla presidenza della Fondazione Mps e cinque anni dopo a quella della Banca, carica che ha conservato sino a poco tempo fa. Sotto la sua guida, in particolare, è stata portata a termine la costosissima e disgraziata acquisizione di Antonveneta, operazione che ha letteralmente prosciugato il patrimonio della Fondazione e sulla quale sta indagando la procura di Siena per presunti reati di aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza (con tanto di perquisizione a ca’ Mussari). E non si tratta certo dell’unico problema giudiziario del banchiere, recentemente rinviato a giudizio per falso e turbativa d’asta nella gara per la costruzione dell’aeroporto di Ampugnano. Un curriculum davvero brillante che tuttavia non impedisce alla lobby dei banchieri italiani di sceglierlo due volte come proprio massimo rappresentante…
Del resto, sin dal 2010, tra i principali sponsor di Mussari compaiono nomi illustri quali quelli di Corrado Passera (prima AD di Intesa Sanpaolo, poi Superministro e, da pochi giorni, anche indagato per reati fiscali) e di Alessandro Profumo che, guarda caso, ne ha ereditato, a maggio, la carica di presidente del Monte Paschi, uscendo così dalla situazione di dorato oblio nella quale era finito dopo l’uscita di scena da Unicredit. Ci dispiace persino ripeterci ma si tratta nuovamente di un banchiere nell’orbita del centrosinistra, le cui manie di grandezza e scorribande finanziarie internazionali hanno coinciso con un periodo difficilissimo per il Gruppo che ha guidato con fiero cipiglio per oltre un decennio e che, infine, ha pure lui qualche problemino con la Giustizia, come testimonia il recente rinvio a giudizio con l’accusa di frode fiscale. Eppure è proprio ad un personaggio come Profumo che vengono affidati il rilancio del Monte Paschi, ironicamente nel segno della discontinuità, ed il fiume di denaro pubblico indispensabile a far superare alla Banca (forse) la fase di crisi più acuta.
Ma com’è che il Monte dei Paschi sta ripagando il finanziamento che riceverà dallo Stato e che verrà coperto attraverso un ulteriore taglio lineare alle spese sociali per sanità e servizi? Se la banca non farà utili, il capitale e gli interessi delle obbligazioni speciali sottoscritte dallo Stato potranno essere rimborsate attraverso la conversione di questi cosiddetti Monti-bond in azioni (sino al 3% del capitale) che, si precisa immediatamente, non avranno diritto di voto!
Siamo al paradosso, mentre Profumo lavora per il cambiamento del tetto del 4% per il diritto di voto, lo Stato che investe denaro pubblico quasi a fondo perduto, abdica, per l’oggi e per il domani, alla responsabilità di dover incidere nella gestione della banca per la tutela dei lavoratori e la garanzia del credito all’economia reale, affidandosi del tutto a quella casta di banchieri e manager privati che ci hanno portato sin qui e sostenendo il nuovo Piano d’Impresa che rappresenta la cornice entro la quale si colloca l’operazione descritta. Un’ennesima serie di slide colorate dalle quali emergono sostanzialmente solo tre certezze: l’assenza di un qualsivoglia progetto di sviluppo della banca, un’infinita quanto approssimativa serie di cessioni e chiusure ed il massacro delle lavoratrici e dei lavoratori. C’è davvero l’intero repertorio di questi raffinati e originali tecnici: esodi, esternalizzazione dei back office, azzeramento di un Contratto Integrativo costruito in decenni. La riduzione dei livelli occupazionali ed il taglio del costo del lavoro sono le vere, uniche “discontinuità” buttate in pasto ai mercati.
La vicenda del Monte Paschi è quindi davvero emblematica della tremenda fase politica, economica e sociale che stiamo attraversando. Le difficoltà della banca, causate sia da specifici errori gestionali sia dal generale contesto di crisi del capitale, vengono fatte pagare ai lavoratori ed alle classi subalterne sia direttamente (nel luogo della produzione) sia indirettamente (nella società) grazie all’utilizzo di denaro pubblico che invece non si trova per ospedali, asili, pensionati, disoccupati. Occorrerebbe, quanto meno, un contrattacco da parte degli Enti Locali senesi (Comune e Provincia che controllano la Fondazione – azionista, per ora, ancora di maggioranza relativa-) e che avviassero un percorso finalizzato a strappare la banca alle tecnocrazie finanziarie della speculazione, oggi così ben rappresentate dal Governo Monti sostenuto dal PD. Invece, è chiaro come il centrosinistra locale abbia deciso di seguire fino in fondo gli interessi del grande capitale e stia sostanzialmente consegnando, a prezzo di saldo, il MPS ad una “normalizzazione” che passa per un aumento di capitale da far sottoscrivere a qualche gruppo bancario straniero di cui diventare colonia. Come Partito della Rifondazione Comunista ci opponiamo a tutto questo e speriamo che l’assemblea dei soci azionisti, costretta anche dal coro delle voci dei cittadini contrari a questo scempio receda da questa follia di delegare tutto al suo boia e ai suoi “profumati” progetti.
Matteo Mascherini – segretario provinciale PRC Siena

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