Da oltre un anno non sarà sfuggito a nessuno  l’aumento di cartelli “affittasi” o “vendesi” un po’ ovunque, del resto c’era solo da aspettare e noi lo dicevamo da parecchio tempo che questa crescita edilizia non poteva durare all’infinito in mancanza di aumento di abitanti.  A livello nazionale da qualche anno è persino nato un movimento chiamato “Stop al consumo del territorio”,  ma i sindaci locali non hanno mai aderito!                                                                          
I  Comuni hanno spinto molto sugli oneri di urbanizzazione per far fronte alle spese correnti e probabilmente sono anche stati strattonati da soggetti portatori di interessi,  invece di muoversi in base ai i reali bisogni abitativi odierni e futuri, altrimenti non si capisce la portata esagerata di mc. previsti. Per far questo hanno  consumato  fette di territorio e ora la misura è colma. I nuovi Piani Strutturali, appena approvati, appaiono già surreali  rispetto alla reale possibilità di vendita.
Questo esubero cementizio ha fatto proliferare ditte spesso improvvisate con orari di lavoro più vicini all’ottocento che alla nostra epoca, diritti dei lavoratori calpestati  e fuori da ogni controllo. In queste condizioni  molte delle ditte storiche del territorio hanno dovuto chiudere i battenti. Oggi si piange sul latte versato e si chiede ai Sindaci di snellire le procedure, di attivarsi per stimolare progetti di recupero e di miglioramento energetico. Siamo contenti se i Sindaci saranno più sensibili alle richieste delle imprese perché a quelli della politica, di fare regolamenti edilizi avanzati sui risparmi energetici, sono stati ciechi e sordi.
Poi sulla richiesta da parte delle imprese, di una semplificazione burocratica, questa a nostro avviso deve avvenire ma sempre nel rispetto del quadro normativo e di tutela del territorio. Di positivo c’è che la crisi potrebbe far crescere una maggiore consapevolezza sul fatto che ora non si possa più sbagliare e che si debba imboccare una nuova strada che è quella della preparazione, della conoscenza, dell’esperienza.  Abbiamo una Università da “sfruttare” abbiamo architetti, ingegneri seri e maestranze preparate, dobbiamo rivolgerci a questi soggetti e immaginare un settore all’avanguardia proiettato nel futuro e non verso il massimo profitto e dove vi siano, infine, controlli (magari da parte di Apea) per verificare la classificazione energetica dichiarata. Di questo Siena ha bisogno, non di blasoni come “Siena carbon free”,  utili solo a pavoneggiarsi sulla stampa locale.
Fare case ad alta efficienza energetica A+ o case passive, costa in altre zone d’Italia 1600 euro al mq. senza il terreno, e 2300 compreso il terreno, questo non in zone degradate ma in luoghi tra i più belli d’Italia. Questi costi non  sono impossibili neppure da noi se si pensa che basta allontanarsi 30-40 km da Siena per trovare prezzi ridotti di un terzo!
Ma la spinta ad una ripresa edilizia, deve innanzitutto ripartire dai costi, non più gonfiati ma reali e vicini alla portata della gente, che si trova ad essere sempre più nella precarietà. Diciamo a Parodi che tutti dobbiamo fare un passo avanti: cultura, preparazione, formazione, onestà, minori profitti, più diritti, più controlli e magari politiche condivise trasparenti. Perché per ora un piano Marshall non  è nell’agenda e il Monte dei Paschi per molti anni non sarà più di nessun aiuto.

Matteo Mascherini – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista
Angela Bindi – Responsabile Provinciale Enti Locali

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