La multinazionale svedese Electrolux con il ricatto della delocalizzazioni degli stabilamenti italiani in Ungheria e Polonia, chiede che le lavoratrici e i lavoratori accettino il taglio dei salari fino al 40%, tra diminuzione della paga oraria, taglio dei premi aziendali, blocco dei pagamenti delle fesrtività e degli scatti di anzianità, riduzione dell’ orario a 6 ore per 6 giorni, e che contemporeanamente aumentino i ritmi, si tagli la pausa mensa, si taglino i permessi sindacali.

La multinazionale svedese porta come motivazione il costo del lavoro che in Italia sarebbe troppo alto. E’ un falso. Il salario delle lavoratrici e dei lavoratori italiani sono tra i più bassi d’ Eurolpa, mentre il numero delle ore lavorate è tra i più alti. Né è vero che il costo complessivo del lavoro sia superiore a quello della maggior parte dei paesi europei. E’ invece più basso di quello di Svezia, Germania, Francia, Inghilterra….

La verità è che Electolux vuole realizzare sovraprofitti a spese delle lavoratrici e dei lavoratori. Cosi facendo non solo propone il ritorno del lavoro a una condizione  di miseria e di schiavitù, ma continua con le stesse politiche che hanno prodotto la crisi: i prodotti non si vendono per il blocco del mercato interno causato dai bassi salari, mentre i sovraprofitti finiscono nel circuito della speculazione finanziaria. Ed è inaccettabile questa Europa che non pone limiti alla concorrenza al ribasso su salari e condizioni di lavoro, nel solo interesse delle multinazionali.

Electrolux va fermata, perchè se passa, quello stesso modello sarà imposto a tutte le lavoratrici e i lavoratori italiani.

Rifondazione Comunista è a sostegno  della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori contro l’ inaccettabile piano dell’ azienda e chiede che si impedisca la delocalizzazione , se necessario con la requisizione  pubblica degli impianti  ed un piano industriale pubblico.

Sono le proposte contenute nel piano per il lavoro che abbiamo  presentato e con cui saremo a fianco alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per pretendere che il governo dia risposte garantendo la continuità delle produzioni e i diritti del lavoro.

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