di Francesco Andreini
Sabato, 17 Marzo 2012

Ho assistito volentieri giovedì 15 marzo alla consegna del premio di “Italiani per Israele” a Pierluigi Battista (sala di Palazzo Patrizi, Siena), per il suo libro “lettera ad un amico antisionista”, anche perché ci da un’idea di quale sia la percezione di noi “amici della Palestina” da parte della maggioranza dei giornalisti (leggere anche l’articolo sul Corriere Fiorentino dello stesso giorno). È vero che più volte lo stesso Battista ha ripetuto “nessuno è esente da errori”, spero volendo includere anche se stesso tra coloro che possono sbagliare, ma non mi sarei aspettato mai da un giornalista, appunto, una così abbondante ripetizione di luoghi comuni, senza alcun supporto di documenti sostanziali alle sue considerazioni (antisionismo uguale antisemitismo, Israele unica democrazia in Medioriente, e così via). Vorrei però qui ricordare alcune “novità”, soprattutto per coloro che non hanno potuto presenziare alla cerimonia.

La citazione del Rapporto di una “Commissione Parlamentare”, che il giornalista ha sollecitato a leggere a riprova delle sue affermazioni, è in realtà difficile da reperire (esistono ad esempio una associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele, e un gruppo Parlamentare formato da deputati “amici di Israele”, ma i documenti che fornisce il sito del Parlamento sono 1199…), ma per il resto qualche “notizia” la passerei volentieri al signor Battista:

non è l’unico a sapere che i Protocolli di Sion sono un falso; il primo a fornirmi la notizia è stato un amico palestinese, che ho conosciuto a Siena molti anni fa;

a definirsi “antisionisti” non sono solo i terroristi o i loro simpatizzanti, unici citati dal signor Battista, ci sono anche tantissimi ebrei, compresi quelli che si riferiscono all’associazione “Ebrei Contro l’Occupazione”;

Israele, come Stato Nazionale, non è così isolato e minoritario, lo Stato Italiano e l’Unione Europea hanno firmato fior di accordi, sia commerciali sia militari e il presidente del Senato Schifani ha addirittura affermato che “i confini di Israele sono i confini della nostra Patria”

Il confondere poi Israele con tutta la comunità ebraica, ovviamente comprensibile per il Governo dello Stato di Israele, che può contare così su una popolazione molto più vasta garantendo il diritto al ritorno a tutti gli ebrei, appare meno comprensibile a chi si propone come difensore della democrazia, visto che il diritto al ritorno poi non lo si vuole estendere a tutti i cittadini del mondo (immaginate il Vaticano che garantisce la cittadinanza a tutti i cattolici?).

Come ultimo punto vorrei dare una risposta alla domanda che il buon Battista ha rivolto a tutti “gli amici dei Palestinesi”: perché non si è accettata la costituzione della Palestina dal 1948 al 1967?

E’ piuttosto semplice: come la storia insegna nessuno stato vuole cedere tranquillamente parte del proprio territorio, e neppure quello che potrebbe diventarlo; non lo hanno voluto in quegli anni Giordania, Egitto, Siria, non lo vogliono oggi Turchia, Serbia, Kosovo, Macedonia, Spagna, Inghilterra (le Malvinas?), non lo vuole Israele, che ha costruito appositamente colonie in terra Palestinese, come Pierluigi Battista ben sa., o dovrebbe sapere.

Ovviamente il Comune di Siena ha dato il proprio patrocinio, e l’assessore alla Cultura sembrava condividere in pieno l’iniziativa…

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