GRUPPO CONSILIARE PENSARE COMUNE – GRUPPO CONSILIARE RIFONDAZIONE COMUNISTA

Oggetto : Progetto di fusione delle aziende del servizio idrico integrato delle conferenze territoriali n°2, 3 e 6.

PREMESSO
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    • Che fin dall’approvazione della Legge Galli che ha nel 1994 ha riorganizzato il servizio idrico integrato, la Toscana è stata la prima regione ad aprire al capitale privato, tanto da poter parlare di vero e proprio “modello toscano” e che oggi secondo i rilievi statistici di Federconsumatori, ben sette comuni capoluogo della Toscana figurano ai primi dieci posti tra quelle con la bolletta idrica più cara d’Italia;­
    • Che con l’applicazione di questo modello nel solo ex ATO 6 di competenza di Acquedotto del Fiora SpA dal 2002 al 2012 le tariffe del servizio idrico sono aumentate da circa 1.000 lire al metro cubo ad oltre 2,00 euro al metro cubo;
    • Che col referendum abrogativo in data 12 e 13 giugno 2011 è stato parzialmente abrogato l’art. 154 del decreto legislativo n. 152 del 2006, con la cancellazione, tra i componenti della tariffa del servizio idrico integrato, della “remunerazione del capitale investito”;­
    • Che col medesimo referendum 27 milioni di italiani si sono democraticamente espressi votando sì al 2° quesito, con l’obiettivo di riportare la gestione del servizio idrico fuori da logiche di profitto e di mercato;

 

RILEVATO

    • che, nonostante il risultato referendario avesse indicato chiaramente di procedere alla ripubblicizzazione dello stesso, nel corso dei tre anni successivi nessun passo concreto è stato effettuato;­
    • che la volontà popolare ha indicato la necessità che gli atti delle attuali aziende di gestione si formino in modo trasparente attraverso la partecipazione popolare;

 

PRESO ATTO

  • ­delle notizie riportate dalla stampa in base alle quali le società di gestione del servizio idrico integrato Publiacqua SpA, Acque SpA e Acquedotto del Fiora SpA sarebbero intenzionate a fondersi in un’unica azienda (newco);
  • ­che queste tre aziende gestiscono il servizio per 2.350.000 abitanti, più di 600.000 utenze, con un fatturato totale di circa 450 milioni di euro ed utili per circa 45 milioni di euro;
  • ­ che in base a tale accordo sarebbe costituita una società unica attraverso la fusione delle tre società stesse e che la maggioranza delle quote verrebbe acquisita da ACEA SpA di Roma attraverso una operazione di concambio azionario successivamente al quale i comuni si troverebbero ad avere ceduto una quota consistente del capitale del soggetto gestore del servizio perdendone anche formalmente il controllo diretto;
  • ­che tale operazione lascia prefigurare la volontà di procedere alla progressiva e completa privatizzazione del servizio idrico

 

CONSIDERATO

  • ­che le sentenze dell’Autorità Antitrust del 2007 e del Consiglio di Stato del 2012 hanno stabilito che Acea e Suez Environment hanno messo in atto «un’intesa restrittiva della concorrenza nel mercato nazionale della gestione dei servizi idrici […], che ha condizionato l’esito di quasi un quarto delle gare per la gestione dei servizi idrici realizzatesi a livello nazionale, oltre ad incidere significativamente su altre procedure di gara poi aggiudicate ad altri soggetti, proprio nella fase di apertura alla concorrenza di tale mercato», e che in base a tale sentenza Acea e Suez avrebbero dovuto astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quelli oggetto dell’infrazione accertata;
  • che quindi si rende necessario verificare che non vi siano problemi di legittimità sull’ipotesi della fusione delle tre società sopra citate in una NewCo a controllo di maggioranza di ACEA SpA e quindi di GDF­­Suez;
  • ­ che la fusione prevista includerà la successiva aggregazione delle 3 conferenze territoriali (ex AATO) non appartenenti ad un unico bacino idrografico;
  • ­ che prima di procedere ad ogni e qualsiasi accorpamento si rende necessario:
  1. acquisire tutte le informazioni relative ai soggetti gestori coinvolti (contenuti dei diversi piani industriali, previsione dei piani di investimento e capacità di realizzazione degli stessi, situazione relativa al pagamento dei canoni di concessione ai comuni e alle Province, piani tariffari, conguagli sui ricavi spettanti al gestore riconosciuti dai diversi ATO, esistenza e consistenza di debiti ed utili, scadenza delle rispettive concessioni, ecc.);
  2. che il Comune di Casole d’Elsa possiede lo 0,72% del pacchetto azionario dell’azienda di gestione Acquedotto del Fiora Spa;
  3. che il Comune di Casole d’Elsa,assieme agli altri comuni della provincia di Siena e di quella di Grosseto, detengono la maggioranza di Acquedotto del Fiora Spa in quanto ne possiedono il 60%;

 

VISTO

lo Statuto Comunale che, all’art. 2 p. 3, “riconosce che l’acqua è un bene comune, una risorsa pubblica la cui gestione non deve rispondere a logiche di profitto”

IMPEGNA LA GIUNTA COMUNALE ED IL SINDACO

­ Ad adoperarsi per reperire tutte le informazioni relative all’eventuale fusione, così come chiesto in questo documento ed a riferire al più presto in Consiglio Comunale;

­ Ad istituire un percorso di democrazia partecipata che coinvolga il maggior numero di cittadini nella discussione e nella decisione sulle posizioni che dovrà prendere il Comune di Casole d’Elsa rispetto a questa eventuale operazione;

­ Ad opporsi ad una ulteriore finanziarizzazione e privatizzazione del servizio idrico, assumendo un atto d’indirizzo che orienti piuttosto alla ripubblicizzazione del servizio in ottemperanza all’esito referendario del 2011.

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