di Fabio Amato

In Francia le elezioni presidenziali vedono come dato prevalente la sconfitta di Sarkozy e l’affermazione di Hollande. Dietro di loro fa clamore il risultato del fronte nazionale di Le Pen che arriva al 18 %, confermando il risultato che 10 anni fa consenti a suo padre di arrivare ad un calmoroso ballottaggio con Chirac. Ma il dato che rappresenta una novità politica nel panorama politico francese è il risultato di Jean Luc Melenchon e del Fronte de Gauche. Un risultato a due cifre, che risulta il miglior risultato della sinistra radicale e dei comunisti in Francia dopo quello degli anni 80.

Un risultato che è la vera sorpresa di queste elezioni presidenziali. All’inizio della campagna elettorale, mentre gli altri candidati erano più o meno accreditati delle cifre che poi hanno raccolto, Jean Luc
Melenchon e il Front de Gauche erano dati al 5%,in alcuni sondaggi addirittura meno. Un risultato persino inferiore rispetto a quanto preso dal fronte de gauche al suo battesimo nelle europee 2009, il 6 %. Il Front de Gauche, smentendo tutti i  pronostici  e attraverso una campagna impressionante ha stravolto i pronostici, superato candidati come il centrista Bayrou, fino ad arrivare ad far ipotizzare un clamoroso sorpasso persino del fronte nazionale. Il fatto che questo non ci sia stato non sminuisce per nulla quello che è stato un successo straordinario. Oltre all’elemento della partecipazione popolare, con manifestazioni di migliaia di persone in tutte le città della Francia, l’altro dato politico che da ragione del successo del Front de Gauche è l’aver posto al centro del dibattito politico i suoi temi, costringendo il moderato candidato socialista a confrontarsi e a prendere impegni su temi tabù come quello di rimettere in discussione il Fiscal pact europeo.

Vale la pena elencare alcuni dei punti programmatici del FdG. Salario minimo a 1500 euro mensili, abolizione della riforma delle pensioni di Sarkozy e ritorno ai 60 anni come età per la pensione, uscita dalla Nato, tassazione del 100 per tutti i redditi eccedenti i 30.000 euro al mese,la creazione di una banca pubblica nazionale , rifiuto del fiscal pact e del mes e la richiesta di sottomettere qualsiasi trattato di nuovo a referendum.
La data di inizio di quella che viene definita la rivoluzione citoyenne da parte del candidato del FdG è infatti il 2005, quando la maggioranza del popolo francese votò  contro il trattato costituzionale liberista europeo, un voto poi tradito da coloro che rinegoziarono al ribasso il trattato di lisbona e cancellarono la possibilità, per evitare rischi, di nuovi referendum.
In questa cancellazione dei popoli e della democrazia le oligarchie europee hanno da allora insistito fino ad arrivare ai giorni nostri, ai governi dei banchieri non eletti e ai trattati votati senza nessun dibattito pubblico, come in Italia.
Il Fronte de Gauche è una federazione di forze politiche, comitati territoriali, collettivi. Una federazione che non chiede a nessuno di sciogliersi, ne di abiurare la propria storia e identità, ma che unisce sulla base di un programma politico condiviso.  Fra le forze che lo animano le più importanti sono il Partito Comunista francese, il Partito della sinistra di Melenchon e la sinistra unitaria, formazione che viene dalla lega comunista rivoluzionaria.
Tutti e tre i partiti sono membri del Partito della Sinistra europea, il cui attuale Presidente è Pierre Laurent, segretario del PCF. Hanno cioè scelto con chiarezza di essere autonomi e indipendenti dal socialismo europeo che ha in questi anni sostenuto e promosso la costruzione liberista dell’unione europea, accettato senza ad oggi alcuna eccezione le politiche di austerità che stanno massacrando i popoli europei e i lavoratori, come nei casi di Grecia e Spagna, o del PD in Italia.
Ora con il secondo turno e con le successive elezioni per l’assemblea nazionale si può aprire una nuova partita. Hollande verrà sostenuto, ma la scommessa del FdG è raccogliere un successo alle elezioni politiche tale da poter condizionare le scelte della Francia in futuro.
Battere Sarkozy sarebbe un buon primo passo per rompere l’asse con Angela Merkel che ha fino a oggi dettato le danze in Europa. Sappiamo che non sarà sufficiente, che Hollande è espressione comunque di un idea moderata  dell’Europa, anche se più avanzata rispetto ad altre.
La speranza è nella dinamica politica e di partecipazione popolare che si è rimessa in moto con il Front de Gauche, dalla sua capacità di mantenersi autonomo e indipendente. Dal movimento contro la riforma pensionistica, dallo slogan io lotto di classe, alla campagna di questi mesi, che aveva al suo centro la giustizia sociale e la difesa della sovranità popolare e democratica, non il nazionalismo come incautamente qualcuno dichiara, con la parola d’ordine place au peuple e prendez le povoiur, si è aperta in Francia una speranza per tutta l’Europa. Quello di ieri è un nuovo inizio per la sinistra in Francia.
La sinistra di classe e trasformazione può essere una alternativa credibile in questa crisi.  L’unico argine al dilagare delle forze xenofobe e razziste. Accade in Francia, accade in Spagna, accade in Grecia, Portogallo e Germania. Lavoriamo perché accada anche in Italia.

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