Si è tenuta ieri 11 luglio a Siena, presso Palazzo Patrizi, una prima assemblea locale che fa seguito all’appello “Per una Alleanza di sinistra Unita e Plurale” sulla scia dell’evento promosso a Roma lo scorso 18 giugno da Falcone e Montanari. Di seguito l’intervento di Lia Valentini, segretaria provinciale PRC di Siena.

 

“Come partito vi confermo la disponibilità a prendere parte ad un percorso di confronto su campagne e temi specifici, come quello del lavoro (a noi comunisti particolarmente caro), ma nella necessità di chiarezza reciproca.

Come PRC viviamo fuori dalle istituzioni da anni, in una fase dove pare venire rimossa la dimensione politica al di fuori degli appuntamenti elettorali. Da molti anni cerchiamo di praticare forme di opposizione, talvolta in solitudine, rispetto alle politiche praticate dai governi nell’ultimo decennio, anche quando ci viene (o veniva) detto che non c’erano alternative possibili. Abbiamo alle spalle una storia sicuramente fatta di sconfitte ed errori, ma non ci mancano anche esperienza e radicamento sul territorio, oltre a contenuti effettivi da portare all’interno delle discussioni. Su questi ultimi siamo interessati all’unità e al confronto, perché non ci interessa rientrare in Parlamento per avere qualche rappresentante nelle istituzioni, ma vogliamo piuttosto dare forza a quei settori sociali a cui ci richiamiamo e questo lo si fa anche stando nelle istituzioni, purché siano chiari gli obiettivi e lo siano i contenuti.

Il problema non è tanto la creazione di un soggetto unico, quanto la necessità di renderlo condiviso nella popolazione, egemonico avrebbe detto Gramsci, ma per fare ciò è prima di tutto necessario che esso sia credibile e non una mera riproposizione del solito ceto politico. In tal senso non condivido gli interventi che mi hanno preceduto quando dicono “prima costruiamo il soggetto unico poi penseremo alle alleanze”: l’alternatività al PD è per noi un punto irrinunciabile per la ricreazione di una vera sinistra che rifiuti la logica del governo per il governo, che è alla base del fallimento dei progetti degli ultimi 20 anni. Un Partito Democratico che non esito a definire fascista, che in questi anni ha portato avanti politiche anticostituzionali, distruttive dei diritti fondamentali dei lavoratori, l’istruzione e la sanità pubbliche, il diritto a manifestare e anche a scioperare e con cui non vogliamo avere nulla a che spartire. Ciò che noi dobbiamo combattere non è ne il berlusconismo ne il renzismo, ma le politiche dei padroni ed i partiti che le rappresentano. E per farlo è necessaria una vera alternativa e non una ricostruzione di un centro-sinistra magari in po’ migliore dell’attuale…”

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