Dopo un ventennio di tendenza alla privatizzazione dei servizi, da noi sempre contrastata, possiamo fare un bilancio che –in tutta evidenza- conferma i timori che abbiamo sempre avuto.
Nei “monopoli naturali” ((cioè senza concorrenza, dato che non è possibile avere in casa 20 tubi dell’acqua o del gas, e scegliere a quali allacciarsi !!)) in prima istanza possiamo notare che il costo per i cittadini è cresciuto moltissimo in tutti i servizi (gas ,luce, acqua, rifiuti..) Anzi, l’aumento delle tariffe, da alcuni anni, costituisce l’unica causa di inflazione e aumento del costo della vita in Italia. Questo perché la gestione privata, tramite società di capitali, necessita di un utile, un guadagno per i soci che non viene reinvestito nel servizio stesso. E questo sia nelle società completamente private, sia nelle società partecipate. Anzi in quest’ultime, al profitto per i soci, si sommano talvolta i costi di “apparati” spesso abnormi, costituiti da amici degli amici e raccomandati vari. In seconda istanza, a fronte dell’aumento dei costi per i cittadini, non si è visto alcun sensibile miglioramento nell’offerta. In terza istanza, in certi casi (ad esempio il servizio idrico) certi costi continuano a gravare sugli enti pubblici, perché il gestore si prende le tariffe, ma mai completamente tutti i costi della manutenzione. Cioè si privatizzano i guadagni, ma si lasciano le perdite al pubblico…
L’ideologia privatistica, esaurite le promesse di risparmio ed efficienza, ormai da tempo ha esaurito la presa sul senso comune della gente. Emblematico è stato il risultato dei referendum sul servizio idrico svoltisi nel 2011. Eppure, anche in quel caso, la classe dirigente ed i principali partiti che governano il paese, ANCHE A LIVELLO DI AMMINISTRAZIONI LOCALI, hanno semplicemente ignorato il giudizio del popolo, ed hanno continuato a privatizzare. Ultimo in ordine di tempo, ma non per importanza, il servizio postale.
Eppure il cambio di rotta, verso la ripubblicizzazione è sempre più necessario. Naturalmente toccherebbe allo Stato muoversi, ma anche le Amministrazioni potrebbero fare molto, nonostante i vari vincoli di bilancio imposti.
In primis i servizi privi di rilevanza economica, come quelli a carattere sociale, ma anche quelli a rilevanza economica di particolare impatto sulla collettività, debbono essere gestiti ed erogati direttamente dall’Ente pubblico, così come già prevede la legislazione. Per gli altri occorre rafforzare molto i controlli delle Amministrazioni “partecipanti” sulle attività dei gestori, sulla condizione lavorativa degli addetti, sulla qualità dei servizi erogati. Riguardo al servizio idrico, poi, la sconfitta della logica del profitto sarebbe a portata di mano, perché nel nostro ordinamento costituzionale il risultato di un referendum valido rappresenta una fonte di diritto prioritaria rispetto a normative o leggi ordinarie emanate dai rappresentanti eletti. Quindi se l’applicazione del risultato referendario contrasta con i vincoli di stabilità, si deve derogare a questi ultimi, visto che è prioritario il rispetto del referendum. A monte, noi proponiamo di ricercare, qualora la gestione “diretta” di un servizio non sia sostenibile, un’alternativa alla privatizzazione. Per esempio attraverso forme giuridiche diverse dalle società di capitali, come consorzi, fondazioni, aziende speciali. In Valdelsa l’esperienza della FTSA per i servizi sociali, ci dice che questa strada è non soltanto realistica, ma anche conveniente per gli utenti e per le Amministrazioni. Infine un’altra ipotesi interessante è la configurazione, in ambito europeo, della “società pubblica di diritto comunitario”, specificamente destinata allo svolgimento di servizi di interesse generale per conto degli enti pubblici proprietari. Un soggetto giuridico di questo tipo favorirebbe anche l’integrazione europea sul terreno dei servizi ai cittadini, rappresenterebbe un’alternativa concreta alla concentrazione in mani private di ingenti risorse pubbliche e garantirebbe una maggiore capacità di perseguimento di obiettivi di eguaglianza ed equità sociale.

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