Ci voleva la siccità per riconoscere importanza dell’acquifero! 

La siccità di questi mesi ha fatto riapprezzare l’acquifero del Luco, dato ormai per inutile o quasi dopo che l’acqua, quella buona, doveva arrivare dal Casentino, ovvero dalla diga del Montedoglio. Ma l’investimento, dal costo di oltre 100 milioni evidentemente non è andato in porto, colpevole la frana della diga avvenuta a dicembre del 2010, (pare perché costruita con materiali scadenti!) e ora anche per le evidenti impossibilità economiche della nostra Provincia. C’è da dire che circa il 50% dell’acqua potabile si perde tramite tubature vecchie e obsolete, questa potrebbe essere “la grande opera” in cui le amministrazioni dovrebbero impegnarsi, infatti se le perdite fossero ridotte almeno della metà potremmo, senza problemi, far fronte alle emergenze idriche estive. In questa arsura devastante di mezza estate ci stiamo accorgendo che nella scala dei valori l’acqua e il cibo vengono prima dello spread e del pil (che evidentemente sale quando si fanno opere faraoniche), allora se usassimo di più la diligenza del buon padre di famiglia (magari attingendo dal diritto romano), potremmo voler bene davvero alla falda del Luco e trattarla come la trattavano gli antichi, al riparo dalle edificazioni, dall’agricoltura intensiva, da fonti di inquinamento anche vicino al campo pozzi, dai glicoli degli scongelanti aeroportuali…. dal gettarci acque reflue per ben otto mesi, in attesa di finire i lavori di ampliamento del depuratore di Rosia…ma questa sarebbe saggezza.

Angela Bindi – PRC Sovicille

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