Ebbene sì, di nuovo ci troviamo a dover parlare di rifiuti!

Recentemente abbiamo appreso che ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente: l’organo statale che si occupa, tra le altre cose, di regolare la gestione di quello che buttiamo) ha rivalutato il costo del servizio di raccolta dei rifiuti, a causa:

  1. del blocco di molte attività nel maxi-ATO (Ambito Territoriale Ottimale) Toscana sud (che riunisce le province di Siena, Arezzo e Grosseto);
  2. del modesto attivo del gestore emerso dagli ultimi bilanci. Rivalutazione che si ripercuoterà sulla Tari pagata dai cittadini di molti Comuni.

In altri termini, poiché i servizi di raccolta si sono fermati, in questi mesi, per l’emergenza sanitaria, i cittadini di diversi Comuni della Toscana meridionale vedranno aumentare il costo della tassa sui rifiuti.
Contemporaneamente la Toscana sud è rimasta molto al di sotto della percentuale media nazionale e regionale di differenziazione e riciclo dei rifiuti, e la materia prima differenziata continua ad essere un costo aggiuntivo, anziché una fonte di utile come avviene in gran parte d’Italia.

Questo, ovviamente, non vuol dire che bisogna smettere di fare la differenziata, ma che è necessario ripensare il sistema di gestione dei rifiuti nel nostro territorio!

Da dove nascono questi problemi? Dalla scelta folle, compiuta oltre un ventennio fa, di triplicare l’inceneritore dei Foci, nella prospettiva di una crescita continua e lineare del volume di rifiuti solidi urbani.
Rivelatasi errata quella previsione, l’impianto è risultato sovradimensionato per la provincia di Siena, sempre meno efficiente sia in termini economici che funzionali, oltre ad essere dannoso per la salute (è di non molto tempo fa il madornale errore di trascrizione dei dati sulle emissioni). Tutto ciò ha influito a cascata sulla gestione della raccolta, con la creazione di un ATO tutt’altro che ottimale (quello della Toscana sud, per l’appunto), e con l’assegnazione della gestione della raccolta ad una partecipata composta da vari soggetti, sempre meno controllata dalle Amministrazioni pubbliche.

Appare urgente – economicamente, oltre che per motivi di salute – la dismissione dell’inceneritore, preceduta dalla pianificazione di un sistema di gestione dei rifiuti, simile ai tanti esempi virtuosi già sperimentati, anche in territori vicini (Capannori, Fucecchio, Prato…) che hanno consentito di ridurre dell’80/85% l’indifferenziato e contemporaneamente trarre un guadagno dai materiali recuperati.
Il profitto privato, evidentemente, non va d’accordo né con la salute, né con la pubblica funzionalità.

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