Nel 1992 dicevamo che togliere ai lavoratori italiani diritti e dignità, tagliargli le pensioni e ridurgli gli stipendi erano scelte che la classe politica avrebbe pagato.

Dicevamo che se, in nome della salvezza nazionale, i parlamentari avessero tolto molto ai cittadini e niente a loro stessi, sarebbero stati maledetti da milioni di famiglie. A distanza di 30 anni possiamo dire di aver avuto ragione.

Nel 2001 dicevamo che la causa delle ripetute crisi, dello scempio ambientale, del nuovo sfruttamento, delle disperate migrazioni, degli squilibri mondiali, delle guerre e della retrocessione dei diritti sociali fosse la globalizzazione liberista. Abbiamo riempito le piazze, le strade ed i palazzetti, abbiamo invaso Genova per dire ai grandi della Terra che il loro modello di sviluppo era sbagliato, che un altro mondo era possibile. Anche se allora abbiamo ricevuto solo scherno e polizia, a distanza di 20 anni possiamo dire di aver avuto ragione.

Nel 2011 dicevamo che l’acqua, come ogni altro bene comune, deve essere pubblica. Abbiamo sostenuto, al fianco di molti movimenti, un referendum che chiedeva proprio questo e lo abbiamo vinto.

Dicevamo anche che la tecnocrazia europea, quella delle manovre lacrime e sangue e del “wathever it takes” per salvare l’Euro, avrebbe fatto pagare ai poveri le crisi generate dai ricchi. Quattro anni dopo eravamo al fianco del popolo greco quando, solo contro tutti, provò a dire contro quelle politiche: il NO più rumoroso della storia recente del mondo occidentale. A distanza di 10 anni possiamo dire di aver avuto ragione.

Oggi, a distanza di 100 anni dalla fondazione del primo Partito Comunista d’Italia, aver avuto ragione non basta più!

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