Abbiamo cercato di sintetizzare le nostre posizioni su tutte le questioni per noi fondanti la nostra azione di governo.
Buona lettura!

Sinistra per Casole d’Elsa e per i beni comuni

 è un programma essenziale, per punti, preciso e chiaro, al nostro territorio servono fatti e non le solite parole. Per noi parlano le nostre storie, le nostre competenze, le nostre lotte, la nostra coerenza.  
PREMESSA 

Dato il quadro di complessiva difficoltà economica riteniamo che sarà necessario un esame complessivo per verificare l’effettiva possibilità di attuazione degli indirizzi programmatici e della loro concreta calendarizzazione. Questa operazione sarà realizzata con il coinvolgimento diretto della popolazione, tramite l’organo dei consigli di frazione, la cui funzione fino ad ora è rimasta ad un livello puramente virtuale. Nella definizione dei programmi e delle alleanze, i rappresentanti della lista ritengono necessario : l’assunzione di politiche di rilancio della produzione locale, tese a “unire le forze e le risorse” e a favorire l’accesso al credito, per combattere la concorrenza di grandi gruppi commerciali l’assunzione della difesa dei redditi più bassi, e dei senza reddito, come priorità dell’azione di governo (attraverso attivazione di adeguate scelte in tema di servizi, tariffe e assistenza sociale) la salvaguardia delle funzioni pubbliche e il rifiuto delle privatizzazioni, possibile tramite la creazione di enti locali di dimensioni adeguate, in base al criterio di funzionalità, superando la concezione “medievale” di un Comune per ogni campanile la difesa rigorosa del patrimonio pubblico e ambientale l’assunzione di criteri rigorosi in tema di rispetto della legalità nell’amministrazione pubblica, di trasparenza e di controllo l’allargamento delle pratiche partecipative

IL PERCHE’ E GLI OBIETTIVI DELLA NOSTRA COLLOCAZIONE ALTERNATIVA. 

Nella prossima tornata elettorale amministrativa, che coinvolgerà oltre 4.000 Comuni, sarà centrale la capacità di ogni Comune di riappropriarsi del proprio ruolo, contro le politiche nazionali che lo privano della libertà di investire sul territorio. Anche in merito all’abolizione delle province, noi pensiamo che non si tratti di una reale abolizione di un organo inutile e costoso, ma riteniamo che si traduca, in realtà, nella creazione di un organismo non direttamente eletto dai cittadini (quindi con una sospensione della democrazia). Lo stesso dicasi per le unioni comunali, per le quali non è previsto un organo elettivo. La nostra collocazione politica alternativa è determinata dalla necessità di contrastare i vincoli di stabilità con ogni mezzo lecito, ricorrendo anche alle vie legali, seguendo l’esempio di città come Napoli.

UN PAESE PARTECIPATO 

Riteniamo che la partecipazione debba essere uno strumento misurabile dell’efficacia dell’azione amministrativa: i canali di comunicazione da adottare principalmente dovranno essere il sito internet del Comune e soprattutto gli incontri con la popolazione nelle sedi dei consigli di frazione, direttamente con gli amministratori e/o i dirigenti degli uffici comunali, in maniera cadenzata o comunque a richiesta della popolazione [v. cap. DEMOCRAZIA e PARTECIPAZIONE].

URBANISTICA TERRITORIO 

Si ritiene di non dover ulteriormente edificare, anzi di prevedere un incremento zero, mentre dovranno essere previsti importanti e “rispettosi” interventi sul patrimonio già esistente; è necessaria la redazione di un piano di interventi per la tutela idrogeologica, in connessione con le attività degli enti ora proposti, che andrebbero ricondotti ad una dimensione che veda un ruolo programmatorio e concertativo dei comuni; a tal proposito si propongono il superamento, tramite legge regionale, dei Consorzi di Bonifica e l’istituzione di un’azienda speciale intercomunale di diritto comunitario dei Comuni del bacino dell’Elsa. Ci attiveremo per la realizzazione di una rotatoria in Loc. Vallone e di uno stato di massima sicurezza degli edifici scolastici.

 POLITICHE DI BILANCIO E OTTIMIZZAZIONE DELLE RISORSE DISPONIBILI. 

Riduzione dei costi con un’unica gestione di servizi (dagli scuolabus alle mense) con comuni limitrofi, secondo il modello già sperimentato con la FTSA (Fondazione Territori Sociali Alta Val d’Elsa) già operante nel sociale
Attenzione al reperimento di risorse aggiuntive attraverso una capacità programmatoria, capace di essere presente nei tavoli regionali, nazionali e europei, dove è possibile intercettare finanziamenti; controllo e ottimizzazione dei costi di gestione, razionalizzazione della spesa
Politiche tributarie finalizzate a colpire evasione ed elusione introducendo l’obbligo in tutti i servizi a domanda, ove si chiedono trattamenti di favore, della preventiva verifica fiscale e patrimoniale,oltre che il ripristino della pubblicazione dei redditi dichiarati dai cittadini
Attenzione alla gestione corrente e alle attività di manutenzione ordinaria del patrimonio comunale.

 LE AZIONI DI CONTRASTO ALLA CRISI ECONOMICA. 

Incentivare opportunità di investimento e difesa dell’esistente, con particolare attenzione alla conservazione del territorio, alla sua bellezza, alle peculiarità ambientali casolesi, che già presentano attività agricole eco-compatibili, di qualità e strutture ricettive legate all’agriturismo. Totale opposizione a progetti e impianti di ricerca geotermica, per il negativo impatto sulle realtà esistenti e per pericoli di inquinamento sia dell’aria che delle falde acquifere, con conseguenze negative anche sulla salute degli abitanti Riorganizzazione del trasporto urbano ed extraurbano, soprattutto in previsione della diminuzione delle prestazioni sanitarie del distretto di Casole d’Elsa, che va mantenuto, contrastando le politiche portate avanti dal Governo italiano e dalla Regione Toscana

AMBIENTE 

Miglioramento e razionalizzazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti urbani contrastare i progetti di ricerca e costruzione di impianti per lo sfruttamento geotermico approvazione di un Piano Energetico comunale finalizzato a migliorare la qualità energetica degli edifici comunali e privati, evitando gli sprechi interventi di controllo nei siti di recupero dei rifiuti (come per es: in loc. Vallone).

 SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI 

Definizioni di politiche tariffarie che consentano anche ai soggetti meno abbienti di usufruire dei servizi comunali valorizzando il principio del diritto alla cittadinanza da esercitare attraverso esenzioni specifiche a favore dei giovani in cerca di prima occupazione e dei meno abbienti costruzione, con la collaborazione delle realtà di volontariato, di una rete di sostegno per gli anziani soli e/o non autosufficienti valorizzare “la presenza attiva”degli anziani sul territorio sostegno del sistema educativo per l’infanzia, con controllo della qualità da parte dell’Amministrazione comunale anche nei confronti dei gestori privati politiche abitative a sostegno dei soggetti più deboli (povertà estrema, sfrattati) mantenimento del livello delle prestazioni sanitarie del distretto di Casole d’Elsa.

LA QUESTIONE MORALE 

Ogni volta che in politica si discute di esternalizzazioni, privatizzazioni, consulenze esterne non solo si minano democrazia, welfare, interessi pubblici, ma si apre un varco drammatico alla possibilità di corruzione degli amministratori, come evidenziato dall’esplodere della questione morale negli ultimi anni in molte realtà regionali, provinciali, comunali. Va, infatti, evidenziato che i fenomeni di corruzione si sono moltiplicati sempre quando sono state aperte le porte della gestione di servizi o lavori pubblici a gruppi privati. La denuncia della mala politica che recentemente ha fatto la fortuna di soggetti politici altrimenti insignificanti è giusta e doverosa. Ma altrettanto giusto e doveroso è risalire alle cause materiali di un fenomeno corruttivo che -data la profondità e la diffusione- non può essere attribuito a colpe soggettive di alcune “mele marce”. Infatti se molti politici di varie tendenze si sono lasciati corrompere, si deve anche alla presenza di lobbies e corporazioni che lavorano a tempo pieno per ottenere appalti e vantaggi dalla politica. In ultima istanza è l’assetto economico e produttivo, che vede in Italia il grosso della ricchezza concentrato in pochi gruppi industriali e finanziari, che produce continuamente associazioni a delinquere, interessi illeciti, e corruzione alla politica. Quindi non basta “mandare tutti a casa” o “rottamare”, BISOGNA RISALIRE AI MANDANTI, estirpare le cause economiche del malaffare. Non ci limitiamo a proporre amministratori con le mani pulite”: si tratta di mettere in campo regole trasparenti di gestione che rendono impossibile, o quanto meno molto difficile, per gli amministratori praticare comportamenti illeciti o moralmente riprovevoli. Pensiamo a criteri per le nomine, a limitazione delle trattative private, sia per affidamenti di opere che di servizi, all’assoluta limitazione delle consulenze e del ricorso a dirigenze esterne. Una delle forme attraverso cui si può avere la ragionevole certezza dell’esclusione di ogni interesse privato è quella, di berlingueriana memoria, del distacco dalla gestione dei casi concreti: al potere politico l’indirizzo, sarà poi la burocrazia a tradurre in atti singoli e nei casi specifici i criteri dettati dalla politica. Nel frattempo, comunque abbiamo sempre avuto come discriminante per le nostre liste l’adozione di un codice etico da parte di ogni candidato, basato su alcuni principi a tutela della moralità pubblica. Riproponiamo convintamente il problema della certezza che sul piano penale e morale in senso lato non vi siano dubbi, neanche come ombre, sulle figure chiamate a rappresentare i cittadini e in secondo luogo che la pratica quotidiana del lavoro rispetti questi principi di base. Requisiti essenziali devono essere: assenza di conflitto d’interessi (azioni in società partecipate, assenza di contenziosi con l’Ente, assenza di concessioni o presenza in associazioni che dipendono da contributi pubblici) assenza di indagini penali, per reati non di opinione, all’atto della candidatura) impegno alle dimissioni dall’incarico istituzionale (consigliere – assessore) anche in caso di rinvio a giudizio per reati non di opinione

GLI ENTI LOCALI E LA CRISI 

La crisi economico-finanziaria e la sua dimensione globale che costituiscono, come è ovvio, la base delle scelte politiche di questi momenti, (soprattutto il tema di fondo è, e sempre rimarrà, la tutela delle condizioni di vita e di esistenza delle classi sociali più deboli), comportano la necessità di una maggiore attenzione ai contenuti ed ai principi ispiratori delle scelte anche locali sui diversi temi. Purtroppo, la portata della crisi economica ha determinato un arretramento senza precedenti nella storia rispetto a condizioni che venivano date per scontate, un arretramento non progressivo, ma improvviso e violento che, in pochi anni, ha riportato l’Europa occidentale e l’Italia a fare i conti con disoccupazione di massa, precarizzazione dei rapporti di lavoro e dei diritti fondamentali (quali il diritto alla casa) dei cittadini e dell’esclusione di fasce significative della popolazione dall’accesso ai beni di consumo, e talvolta ai beni essenziali. Le politiche recessive di “austerity”hanno prodotto negli ultimi 20 anni in Italia la compressione al 40% dei redditi da lavoro dipendente.

 AUTONOMIA FINANZIARIA E GESTIONE DELLE RISORSE: LOTTA AL PATTO DI STABILITA’ 

I governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno creato un perverso sistema di vincoli finanziari e gestionali, chiamati “ patto di Stabilità”che rendono impossibile per gli EELL una vera autonomia nelle opzioni politiche, ma anche la capacità di mantenere in piedi il sistema di servizi precedentemente consolidato. E questa serie di vincoli è tanto più assurda in quanto colpisce indiscriminatamente i Comuni “spendaccioni” e i Comuni “virtuosi” (come quelli della Valdelsa) che non avrebbero comunque problemi di bilancio. Ai Comuni viene imposta una riduzione della spesa, fra l’altro con riferimenti specifici nei vari settori dell’Amministrazione. Viene imposto un vincolo preciso sulle possibilità di assumere dipendenti; viene imposta persino l’impossibilità di “mettere da parte” risorse da utilizzare in futuro per i cittadini. Infatti ogni eccedenza nelle casse dei Comuni viene ricalcolata per ridurre i trasferimenti statali dell’anno successivo. Cioè non puoi spendere i tuoi soldi e non puoi nemmeno risparmiarli! Ulteriore effetto negativo è dato dall’aver inserito nel calcolo del patto, non solo la spesa corrente, ma anche i fondi per gli investimenti, penalizzando i comuni che programmano. Unica opzione consentita senza violare il patto di stabilità consiste nell’abbattimento dei mutui precedentemente contratti. (Si vede chiaramente come si tratti di un gigantesco inganno per imporre un trasferimento colossale di denaro pubblico alle banche private! Vedi l’ultimo DECRETO del Governo Letta che ha regalato gli investimenti degli italiani ai soci della Banca d’Italia, che sono le banche private italiane). Si è consumato insomma, con questi provvedimenti un gravissimo attacco all’autonomia politica e finanziaria degli enti locali (che contrasta, peraltro, in maniera evidente, con la demagogica ideologia “federalista” degli ultimi anni), che impedisce l’esercizio delle funzioni proprie dei comuni e delle province e la certezza dei diritti per tutti i cittadini. Si delinea, in sostanza, una subordinazione delle esigenze finanziarie degli enti locali – che pure in questi anni hanno migliorato i saldi – alla politica finanziaria nazionale ed in ultima istanza agli interessi del capitalismo finanziario. E’ oggi più che mai necessario spostare l’asse sui bisogni dei cittadini, verificando ed evidenziando gli effetti del patto di stabilità e della riduzione dei trasferimenti sui servizi. Ma come possiamo fare a livello locale per combattere questi scellerati vincoli? Sicuramente non possiamo semplicemente ignorarli, dato che ciò comporterebbe una serie di sanzioni. Verifichiamo perciò i possibili effetti. Primo effetto: il mancato rispetto del patto di stabilità a legislazione vigente comporta per i comuni il divieto di assunzione “a qualsiasi titolo e tipologia di contratto” (artt. 46-47 legge 133/2008); in questo modo si annullano le norme della finanziaria 2007 – una delle poche conquiste qualificanti- che obbligavano gli enti pubblici all’assunzione dei precari. Secondo effetto: riduzione dei trasferimenti statali: i comuni rischiano di essere costretti a tagliare ancora di più le politiche sociali a favore dei cittadini più deboli come assistenza domiciliare agli anziani ed ai portatori di handicap, centri di socializzazione per l’infanzia, politiche per la casa ecc. Il principale obiettivo di lotta è quindi quello di costruire un’iniziativa politica e giudiziaria degli amministratori, organizzare una coalizione fra gli EELL ed i cittadini per una radicale modifica dell’attuale configurazione del “patto di stabilità”,prevedendone un allentamento soprattutto per quanto concerne la spesa sociale e gli investimenti. Molti Comuni, anche di città grandi (Napoli), già si sono mossi in questa direzione. Numerosi ricorsi presso la Corte Costituzionale sono già stati fatti in nome dei principi fondamentali della Costituzione, dato che gli assurdi vincoli di stabilità rischiano di mettere in discussione i diritti sociali fondamentali. Noi riteniamo che vada messa profondamente in discussione la logica stessa che sta alla base del patto di stabilità, quale prodotto del rigore monetarista dei parametri di Maastricht, che stanno distruggendo non soltanto i diritti, ma anche i consumi ed il mercato interno dell’Italia intera. Allentamento del patto stabilità vuol dire affermare la reale autonomia finanziaria degli enti locali nell’uso delle risorse proprie, sia trasferite che dirette, modificando tutti i limiti imposti da tetti di spesa e da saldi calcolati su parametri discutibili, sempre modificati negli ultimi anni in ogni finanziaria, premiando in questo modo gli enti locali virtuosi che hanno programmato. Va, a maggior ragione, superata la stessa logica emendataria propria di una parte della maggioranza, che si limita a chiedere di escludere dal Patto i costi delle infrastrutture finanziate con fondi UE, in particolare le metropolitane, cosa sicuramente sacrosanta, ma limitata, di fatto, ai Comuni Metropolitani e che accentua i rischi di una separazione tra grandi e piccoli Comuni.

BENI PUBBLICI E LOTTA ALLE PRIVATIZZAZIONI 

Mentre fino al 2003 gli enti locali potevano, per i propri investimenti, avvalersi di prestiti a tasso agevolato da parte della Cassa Depositi e Prestiti, ovvero l’ente di raccolta dell’ingente risparmio postale dei cittadini, oggi tale possibilità è preclusa dalla trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in società privatistica, i cui interventi sono esclusivamente finalizzati alla redditività degli stessi e sempre più orientati a fungere da leva finanziaria per i grandi capitali interessati alle grandi opere, alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e alla dismissione del patrimonio pubblico. La Cassa Depositi e Prestiti negli ultimi anni ha ingenerato ingenti profitti che, in parte consistente, sono stati distribuiti come dividendi agli azionisti, a fronte di una difficoltà sempre maggiore per l’accesso al credito da parte degli Enti Locali, nel contesto della crisi e delle politiche fiscali restrittive imposte dallo Stato. Se eletti rivolgeremo, assieme ad altri EE.LL. e comitati di cittadini che già stanno nascendo con questo scopo, formale richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Governo e al Parlamento di porre in essere un provvedimento normativo volto a ripristinare, a partire dalla trasformazione in ente di diritto pubblico, l’originale funzione sociale della Cassa Depositi e Prestiti, quale ente finanziatore a tassi calmierati degli investimenti degli Enti Locali. Come già per altri Comuni, la futura Amministrazione di Casole d’Elsa s’impegnerà da subito per: 1. deliberare una mozione volta a sostenere l’utilizzo di Cassa Depositi e Prestiti per il finanziamento su tutto il territorio nazionale della ristrutturazione e dell’ammodernamento delle reti idriche e per il sostegno finanziario ai processi di ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, in linea con l’esito referendario del giugno 2011; 2. avviare un negoziato con il Governo e con Cassa Depositi e Prestiti, eventualmente con il concorso di altri enti locali, per rinegoziare i mutui in essere contratti prima dell’ingresso nell’area Euro, con uno sconto di almeno 200 punti base (dal 5% di media esistente) al fine di poter accendere da subito nuovi mutui con Cassa Depositi e Prestiti per investimenti necessari e urgenti; 3. farsi portavoce in ogni sede istituzionale e in sede ANCI, affinché siano riscritte le regole del Patto di Stabilità interno, dall’inderogabile necessità di sganciare dai vincoli previsti tutti gli investimenti finalizzati a espandere, rendere esigibili e fruibili i servizi pubblici essenziali e a garantire il welfare locale; 4. farsi portavoce in ogni sede istituzionale e in sede ANCI, affinché sia presa posizione sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti in direzione di quanto affermato sopra; 5. convocare, entro due mesi dall’approvazione della presente mozione, un Consiglio Comunale aperto, in modo da aprire il confronto con l’intera cittadinanza su questi temi e sulle possibili azioni da intraprendere.; 6. lavorare, insieme al Comitato Senese Acqua Bene Comune, ai partiti e ad altre associazioni che condividono l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Tale servizio, in quanto  servizio pubblico essenziale  per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana, è da considerarsi un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica la cui gestione va effettuata tramite enti di diritto pubblico sulla base degli articoli 31 e 114 del d.lgs..n. 267 / 2000. Oltre questo obiettivo sarà per noi fondamentale promuovere, sui territori, tutte quelle battaglie per la difesa dei cittadini, i quali finora hanno subito per primi gli effetti devastanti della gestione privata dei servizi in cui “si socializzano le perdite, si privatizzano i profitti”. Inizialmente, moltissimo può essere fatto come ricerca di un’alternativa alla privatizzazione, in attesa del ritorno alla gestione pubblica dei servizi, attraverso forme giuridiche diverse dalle società di capitali, come consorzi, fondazioni, aziende speciali. Cosi’ come occorre rafforzare molto i controlli dei soggetti pubblici “partecipanti” sulle attività dei gestori, sulla condizione lavorativa degli addetti, sulla qualità dei servizi erogati. Anche nel nostro Comune, riterremo necessario un controllo effettivo sulle società partecipate, abitudine fin qui poco utilizzata. In ogni caso individueremo strumenti di partecipazione e di controllo dei cittadini utenti sulla qualità e le tariffe dei servizi erogati. Un’ipotesi concreta in questo senso à stata formulata dalla Rete del Nuovo Municipio, un’associazione che riunisce amministrazioni locali contrarie alle privatizzazioni, che promuove in tutta Italia la costituzione di consigli di gestione territoriale partecipata dei servizi pubblici, per una gestione sociale e comunitaria dei beni comuni. Un’altra ipotesi di lavoro interessante, da valorizzare, è rappresentata dalla configurazione, in ambito europeo, di un nuovo modello di impresa, la società pubblica di diritto comunitario, specificatamente destinata allo svolgimento di servizi economici di interesse generale per conto degli enti pubblici proprietari. Un soggetto giuridico di questo tipo favorirebbe l’integrazione europea sul terreno dei servizi ai cittadini, rappresenterebbe un’alternativa concreta alla concentrazione in mani private oligopolistiche di ingenti risorse pubbliche, garantirebbe una maggiore capacità di perseguimento di obiettivi di eguaglianza ed equità sociale. In prospettiva comunque i servizi privi di rilevanza economica (come già consente la legge), tra cui quelli a carattere sociale, ma anche quelli a rilevanza economica di particolare impatto sulla collettività debbono poter essere gestiti ed erogati direttamente dall’Ente pubblico, naturalmente in modo efficace ed efficiente.

 DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE 

La partecipazione politica è definita come il coinvolgimento dell’ individuo nel sistema politico, fatto di comportamenti orientati ad influenzare il processo politico. Teoricamente una democrazia funzionante ha bisogno di cittadini informati, attivamente impegnati e capaci di esercitare influenze sulle decisioni concrete. Invece, il modello politico che si è prodotto nella “seconda repubblica” non ha permesso lo sviluppo di queste caratteristiche. Al contrario ha prodotto la passivizzazione della cittadinanza, sempre meno abituata a “partecipare” alle scelte o a potersi esprimere su programmi radicalmente diversi; sempre più costretta a scegliere fra “facce” senza riferimenti ideali o programmatici precisi, a delegare al “salvatore di turno” tramite le “primarie” o altre forme saltuarie e “leggere” di coinvolgimento politico. In questo quadro di distanza tra i cittadini e la politica è utile aprire anche una riflessione critica sul progressivo svuotamento di ruolo dei consigli comunali a favore del potere ormai monocratico del Sindaco e del ruolo delle Giunte, avviato con la L.81/93 e proseguito fino alle scellerate riforme montiane sulla riduzione del numero dei consiglieri e sulla trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci. Allo scopo della massima trasparenza dell’attività amministrativa e della massima partecipazione dei cittadini, sarà necessaria la creazione di meccanismi di consultazione permanente dei cittadini, tramite i consigli di frazioni, che fino a qui non hanno adempiuto alla loro funzione. Affinchè non restino soltanto un’intenzione come successo fino ad oggi, sarà necessario regolamentare da subito un numero minimo di assemblee annue, un numero minimo di riunioni del Consiglio degli eletti, gli eventuali poteri deliberanti ed anche l’obbligo di pubblicizzare deliberazioni ed eventuali dibattiti. Servirà inoltre l’istituzione di uno sportello comunale per aiutare le persone nell’affrontare problematiche con gli enti erogatori dei servizi (es. telefono, energia elettrica. acqua. Internet…) Naturalmente tra lo sportello e le frazioni dovrà crearsi un collegamento affinchè i cittadini che incontrino difficoltà varie non siano lasciati soli a rapportarsi con le società partecipate o altre aziende erogatrici di servizi, ma sia il Comune e quindi la collettività nel suo insieme a farsene carico. Si pone, per noi, il tema della modifica della legge 81/93 sulla elezione diretta dei sindaci, legge che ha favorito certamente una maggiore stabilità dei governi locali, ma a danno delle prerogative di rappresentanza democratica dei Consigli, ridotti spesso ad una pura funzione consultiva e con pochi poteri effettivi di indirizzo programmatico e di controllo dell’attività degli enti. Noi proponiamo , invece, un nuovo rapporto tra i Sindaci ed il Consiglio, un rapporto che valorizzi funzioni, competenze e prerogative di quest’ultimo. Noi contrastiamo infatti una concezione che, al contrario, crei nuovi sbarramenti democratici (ridurre il numero dei consiglieri aumenta inevitabilmente la soglia di accesso soprattutto nei consigli comunali più piccoli, con forti rischi sul pluralismo della rappresentanza)ed anche sbarramenti sociali che si determinerebbero escludendo, di fatto, ad esempio, i consigli comunali dalla discussione su materie come il rapporto con le società che gestiscono i servizi pubblici o l’adozione dei progetti preliminari sulle opere pubbliche. Il lavoro negli Enti Locali Nella stessa ottica, va, inoltre posta una grande attenzione alla macchina amministrativa degli enti locali, contrastando la cultura brunettiana che individua i pubblici dipendenti come fannulloni improduttivi, per puntare ad una privatizzazione di funzioni pubbliche e all’esternalizzazione di numerosi servizi. Vanno in ogni caso salvaguardati la dignità ed i diritti dei lavoratori, che sono prima di tutto lavoratori subordinati e,poi, anche “risorse umane” degli enti locali. I lavoratori della Pubblica Amministrazione non devono e non possono essere trattati diversamente dai lavoratori subordinati delle imprese private, anzi, la circostanza che il loro “datore di lavoro” sia un Comune deve essere motivo di sicurezza e di tutela ulteriore, non potendosi certo assimilare la nostra visione del mondo ed il nostro atteggiamento nei confronti del lavoro subordinato a quello dell’imprenditore privato che lavora per il profitto, o a quello del Brunetta di turno, che è assolutamente allineato e complementare al primo. Non si può condurre la lotta contro il precariato, contestando le scelte economiche dei “padroni”, senza superare il precariato negli enti locali (ed in genere nelle strutture pubbliche), rendendo stabili i rapporti di lavoro, soprattutto quelli di lungo corso ed investendo nella formazione i pubblici dipendenti. Si tratta dunque di imboccare con decisione questa strada e di estendere questo obbiettivo a tutti i soggetti (enti, società, consorzi), in qualche modo collegati agli enti locali. La lotta alla precarietà è un punto essenziale della nostra proposta politica. L’obiettivo deve essere quello di una completa de-precarizzazione della Pubblica Amministrazione, attraverso piani pluriennali di assorbimento delle risorse attualmente a tempo determinato e la conseguente definizione di nuovi servizi stabili a favore dei cittadini. In quest’ottica si rende inoltre necessario: la stipula dei contratti integrativi decentrati che assicurino al personale comunale una distribuzione delle risorse del salario accessorio che sia diffusa e non clientelare, ma che tenga conto allo stesso tempo della qualità delle prestazioni assicurate all’utenza dai singoli e dai servizi in generale evitare ove possibile a prestazioni professionali esterne, anche attraverso una più puntuale definizione ed eventuale accorpamento dei settori amministrativi Nel quadro dell’assegnazione degli appalti vanno adottati criteri più stringenti, lavorando per ridurre il ricorso ai subappalti e collaborando con l’Ispettorato del lavoro per effettuare maggiori controlli nei cantieri dei lavori pubblici

DIMENSIONE ARTISTICA E CULTURALE, SPAZI SOCIALI E POLITICHE GIOVANILI. 

Le politiche culturali e le politiche per i giovani, sono strettamente legate al tema dell’inclusione e del benessere sociale e della fruibilità del paese troppe volte ignorate e sottovalutate. Le fasce giovani della popolazione sono attraversate da contraddizioni rilevanti, perché vittime degli effetti della precarizzazione del mercato del lavoro e predisposti ad incontrare maggiori difficoltà nell’affermazione di esigenze di autonomia individuale e che vivono un disagio crescente per effetto dell’impoverimento della vita sociale e del sistema di relazioni. Si produce un progressivo annientamento della memoria storica e dei valori fondanti la nostra comunità, un “vuoto” che può essere facilmente riempito da modelli populisti, razzisti, xenofobi. Riteniamo che la sperimentazione di nuove forme di aggregazione giovanile sia fondamentale per l’inversione della rotta che sta portando ad una vistosa disaggregazione nelle nuove generazioni. I giovani delle scuole superiori poi, che oltre a muoversi per i loro poli scolastici, si vedono costretti a muoversi verso i centri più grandi per spettacoli di cinema, per locali dove incontrasi ed ascoltare musica Vogliamo che il Comune si impegni nella promozione di spettacoli teatrali, di danza e in proiezioni cinematografiche, negli spazi comunali disponibili, sia stabili che temporanei. Vogliamo che l’associazionismo casolese sia coordinato dal Comune in modo da formare una rete di associazioni che, tramite lo scambio di professionalità e condivisioni di finalità, abbia modo di valorizzare il territorio per i casolesi e non solo. Diritti sociali, enti di prossimità. welfare e bisogni In questi anni la tendenza strutturale delle politiche neoliberiste è stata caratterizzata dal taglio dei servizi sociali. Con il risultato che i diritti e la loro esigibilità sono divenuti una variabile secondaria rispetto al contenimento della spesa pubblica. Questo occultamento delle questioni sociali ha rappresentato, di fatto, la rimozione del dibattito pubblico del principio di eguaglianza sancito dalle costituzioni moderne, la subalternità della politica all’economia, un ritorno al modello liberale dello stato caritatevole. La proposta che noi avanziamo è, quella di praticare un’idea alternativa di welfare, che definiamo pubblico e sociale. Un modello che mette al centro della politica il tema dell’eguaglianza e dei diritti esigibili, l’autodeterminazione dei soggetti deboli e discriminati, la partecipazione dal basso alla programmazione degli interventi del welfare. Un sistema d’intervento che promuove i legami sociali dei territori come bene comune sottratto alla logica mercantile, che opera per l’innalzamento della qualità dei servizi in rapporto alla lotta alla precarietà diffusa che vivono gli stessi operatori che lavorano nel settore. Per questo motivo è necessario, tramite la Fondazione Territori Sociali Alta Val d’Elsa (FTSA), oltre che a lavorare al rafforzamento del sistema di servizi sociali, a perseverare nell’indirizzo della stabilizzazione del personale; allo stesso tempo operatori con maggiori garanzie di lavoro possono portare avanti la propria professione con maggiore passione e perciò con un maggiore valore aggiunto per la comunità. Anzi, la FTSA deve diventare lo strumento di pianificazione e gestione di una vasta gamma di servizi sociali, e non più soltanto socio-assistenziali. Pensiamo per esempio al servizio scuolabus, o al servizio mensa nelle strutture pubbliche… Ma deve anche essere lo strumento per iniziare una progressiva integrazione delle politiche sociali con quelle sanitarie, educative ed occupazionali. Sarà poi necessario andare anche oltre, proponendo un cambiamento di paradigma che sottragga le politiche sociali al ruolo “aggiuntivo”, marginale e residuale per porle al centro delle scelte politiche. L’inchiesta sociale dei bisogni del territorio, la mappatura partecipata delle questioni principali su cui intervenire, deve essere alla base delle politiche sociali. Occorre sviluppare e sperimentare forme partecipate di analisi dei bisogni in maniera continuativa e non episodica. Occorre intendere i piani di zona come l’insieme dei progetti di vita delle donne e degli uomini che vivono sul territorio, dalle politiche di accoglienza, a quelle di assistenza, a quelle di prevenzione dei comportamenti a rischio promuovendo il protagonismo e la partecipazione dei soggetti. Ciò vuol dire costruire i servizi sociali come luoghi di costruzione di nuova cittadinanza a partire dai soggetti più fragili. Le prestazioni dei servizi sociali devono essere rivolte alla generalità degli abitanti che risiedono nel Comune.

AGRICOLTURA 

Settore particolarmente importante per il territorio casolese, che già presenta eccellenze in produzioni tipiche agroalimentari. Si tratta di un territorio che ancora oggi conserva un paesaggio di grande valore, da proteggere, che i turisti di tutto il mondo invidiano, ricco di biodiversità, che si pregia della Bandiera arancione, dove poter vantare e cercare di raggiungere un’agricoltura biologica diffusa e di qualità. L’Amministrazione comunale potrebbe aiutare gli agricoltori locali prima di tutto mettendo a disposizione la consulenza gratuita di un agronomo che possa dare indicazioni con incontri e visite alle aziende; poi aiutandoli a fare parte delle filiere del Biologico; inoltre promuovendo un coordinamento tra Comuni interessati e facilitando aggregazioni di aziende biologiche, oltre che con enti di ricerca, anche su scala europea. L’Amministrazione dovrebbe attivarsi inoltre per salvaguardare il suolo del territorio casolese dal dissesto idrogeologico che purtroppo è già in atto: i terreni nudi, cioè privi di un manto erboso stabile e i terreni arati sono ancora più vulnerabili, perchè il loro manto produttivo e fertile (30/40 cm) viene totalmente smosso e rovesciato. Quando piove in maniera torrenziale, come sempre più spesso succede, anche per il cambiamento climatico del pianeta, lo strato superficiale fertile viene portato via e dilavato ed il terreno perde la sua fertilità; per questo motivo il futuro Assessore all’Agricoltura dovrebbe avviare, in collaborazione con l’ufficio tecnico, più rigidi controlli sulla manutenzione e sull’efficienza dei corsi d’acqua e dei fossi anche interpoderali. Ciascun proprietario di terre, a cominciare da quelle situate nel nostro Comune, ma coordinandosi anche con gli altri comuni valdelsani [vedi Urbanistica e Territorio] dovrà essere invitato a regolamentare insieme all’autorità comunale e, poi osservare, pena sanzioni, un’attività continua di controllo, pulizia e ripristino di una buona efficienza dei propri fossi drenanti. L’Assessore all’Agricoltura dovrebbe mettere a disposizione un luogo nel paese (da decidere con i cittadini) almeno per un giorno alla settimana dove gli agricoltori del Comune di Casole d’Elsa possano vendere i loro prodotti (come si faceva una volta al mercato). Questo faciliterebbe e invoglierebbe i contadini a praticare un’agricoltura di sussistenza su piccola scala, ma di qualità e sarebbe anche un buon richiamo per un turismo che ricerchi i prodotti locali, a cominciare dal pane (fatto appunto con il grano locale). Dovranno essere affrontati anche aspetti più specifici, come la lotta alla zanzara tigre e l’utilizzo dei diserbanti.

Pin It on Pinterest

Share This