Il Circolo di Siena del Partito della Rifondazione Comunista, a partire dall’ultimo congresso, si è interrogato più volte sulle ragioni dei poco brillanti risultati elettorali delle elezioni amministrative dello scorso anno, e su quelle, altrettanto importanti, della crisi della militanza nel nostro partito. Il circolo deve fare i conti con alcuni avvenimenti politici che si sono verificati, alcuni dei quali dipendenti ed altri indipendenti dalla nostra volontà.
Il primo di questi avvenimenti è stato la scissione di una parte della nostra base di militanza (con la nascita di SEL), che ha determinato un restringimento della nostra capacità di agire politicamente e di interagire con la cittadinanza.
Il secondo avvenimento è stata la decisione politica di aderire alla coalizione elettorale che ha portato all’elezione del sindaco Franco Ceccuzzi. Di aderirvi senza mostrare a sufficienza alcuni segni di critica con quanto fatto in precedenza dalla stessa coalizione (evidenziato invece a suo tempo in sede di dibattito consiliare) e senza rivendicare con forza i risultati da noi ottenuti durante il precedente mandato; in altre parole non ci siamo diversificati significativamente dai nostri ormai ex-alleati di governo. Inoltre abbiamo aderito a quella coalizione non tramite una lista di Rifondazione Comunista (o al limite della Federazione della Sinistra, che oggi non ha più, secondo noi, neppure una propria identità), ma attraverso una lista civica con un nome ed una composizione che ingeneravano ulteriore confusione sulla nostra identità, con rappresentanti che fino a pochi mesi prima avevano militato in formazioni politiche collocate nei modi più diversi alle elezioni del 2011.
L’evoluzione del contesto politico cittadino, nazionale ed internazionale riteniamo non offra più le condizioni fondamentali e i requisiti minimi per una nostra partecipazione ad alleanze di governo con il Partito Democratico. Sul versante cittadino ciò non è possibile a causa delle prassi messe in atto nel territorio: la politica dell’edilizia nel territorio comunale (eccessivo numero di nuovi edifici che spesso rimangono inutilizzati e scarsa attenzione al riutilizzo pubblico di vecchi contenitori, ultimo il caso dell’ex-cinema Moderno); la gestione di Banca e Fondazione MPS (sempre più espropriati alla collettività); l’Università (la cui crisi non è determinata dal caso, ma ha responsabilità emerse anche su articoli di stampa); e infine neppure una parola sul rispetto dell’esito referendario relativo ai Beni Comuni, l’acqua in primo luogo. Sul versante nazionale l’appoggio incondizionato del PD al governo Monti, che taglia senza tregua risorse e diritti alle fasce deboli della popolazione. In campo internazionale non c’è cenno a cambiamenti, con l’aspetto della convenienza economica che detta la linea della politica estera (sostegno a tutte le guerre che rafforzano la supremazia ?occidentale? con l’appoggio o addirittura l’iniziativa del presidente Napolitano e per contro l’attenzione selettiva alla violazione dei diritti umani a seconda di chi la esercita; il caso più emblematico è lo strangolamento della popolazione palestinese in primis quella della Striscia di Gaza, che nessuno vede).
A noi sembra comunque impossibile dividere responsabilità con un partito che a livello nazionale sostiene di dover tagliare i servizi che dovrebbe erogare a livello locale, con un gioco delle parti che servono solo a nascondere le responsabilità, senza parlare del tema NO TAV, che vede sindaci contrari al distruttivo e costoso progetto, e una direzione nazionale dello stesso partito che lo sostiene e lo vuole imporre con la forza.
Francesco Andreini – segretario PRC Circolo di Siena

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