Capita spesso che laddove ci siano troppi incidenti nei viali alberati si proceda al taglio degli alberi, anche se non sono certo quest’ultimi ad avere la responsabilità di andare troppo veloci essendo immobili. Per questa disgraziata vicenda MPS saranno colpevolizzati la Fondazione, i partiti, la democrazia, la partecipazione dei cittadini col risultato che si sta demonizzando il lato pubblico del sistema e non la malversazione, vera piaga che ha infiltrato le istituzioni e i partiti in totale dispregio dei beni comuni. Ebbene sì, un bene comune. Il Monte dei Paschi lo è stato per secoli. Nessuno se n’era mai lamentato come nessuno si era nemmeno lagnato dell’influenza del Comune su di esso, anzi i senesi ne erano orgogliosi e tutti gli altri ce lo invidiavano. Purtroppo all’inizio degli anni ’90, con le leggi Ciampi ed Amato tutte le Banche diventano SPA e le fondazioni pubbliche smettono di rappresentare il controllo delle comunità sui loro istituti di credito. In questo quadro, andiamo fieri nel ricordare che Rifondazione Comunista fu l’unico soggetto politico a promuovere una campagna contro la privatizzazione della Banca e in pochi la seguirono. (vedi foto) In questi giorni, invece, si susseguono le dichiarazioni che tuonano contro le Fondazioni, affermando che esse devono limitarsi a piccolissime quote azionarie negli istituti bancari fino ad arrivare a sostenere che esse non devono proprio più esistere! Tutto questo riteniamo venga fatto per spostare le responsabilità oggettive dalle persone agli istituti, spingendo il MPS verso la totale privatizzazione e allontanandolo per sempre dalla città. E’ tramite questa via che il Pd sta cercando di scappare di fronte alle sue responsabilità, cambiando le norme e azzerandosi le colpe mentre ai lavoratori, che da soli stanno pagando questa ristrutturazione, cosa gli dirà il PD? Fare il gioco delle tre scimmie alla fine non crediamo che pagherà. E’ il momento di dire con forza che la Banca va nazionalizzata e che non vanno cercati altri soci privati (magari stranieri, come dice Profumo) che taglierebbero ogni legame tra Siena e la sua banca. Lo Stato deve intervenire per garantire il principio secondo cui il credito è un bene pubblico e lo può fare trasformando i Monti Bond in azioni con potere di controllo. Siano inseriti nel CDA della banca uomini con il preciso mandato di rendere conto a quella collettività che ha prestato 4 miliardi di euro al Monte dei Paschi e che questi soldi vengano usati, a loro volta, per fare investimenti sul territorio e per dare lavoro alle persone. Capiamoci, quando parliamo di nazionalizzazione intendiamo un concetto completamente alternativo a quello proposto dai vari Giannino o Passera. Non siamo perché lo Stato, cioè in questo caso i contribuenti, si accolli le perdite per poi riconsegnare una MPS risanata al prossimo Mussari di turno: questa sarebbe soltanto la vecchia nazionalizzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili. Non siamo neppure per un’economia parastatale gestita dagli Scaroni, dai Cimoli, dai Necci, che, dopo aver rovinato aziende come Alitalia e FS, ne sono usciti incassando buone uscite milionarie. Se gli unici che hanno veramente interesse a far funzionare banche, aziende, servizi, sono i lavoratori, i piccoli correntisti, gli utenti a basso reddito, allora servono, oltre alla proprietà pubblica, forme di controllo e di gestione democratica dell’economia da parte loro. Per questi motivi, crediamo fortemente che solo tramite una efficace collaborazione tra lo Stato e gli Enti Pubblici rappresentati in Fondazione e mediante la partecipazione attiva dei cittadini si possa salvare il Monte e la sua funzione sociale. Affinché questo possa accadere occorre però che tagliamo una volta per tutte quelle catene d’oro che il PD aveva costruito attorno alla società senese. Catene rappresentate dalla leva economica della Fondazione, usata dal potere politico per condizionare profondamente le attività economiche e sociali e facendo diventare dei postifici i consorzi, le municipalizzate, gli enti di volontariato, le associazioni ed condizionando gli organi di informazione. Per anni il Pd ha agito un capillare controllo su tutto quello che a Siena si muoveva congelando ogni pubblica iniziativa che non coincidesse con le aspirazioni del potere ceccuzziano facendo vivere la cittadinanza in una sorta di stato di semi-libertà che, col venir meno dei fiumi di denaro verrà senz’altro recuperata dal popolo senese ma sarà una libertà pagata carissima!

 Matteo Mascherini -Segretario Provinciale PRC Siena 
 Angela Bindi -Responsabile Enti Locali PRC Siena

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