salari e inflazione

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Salari in picchiata. A dicembre la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali. Si tratta del divario più alto dall’agosto del 1995. Il dato suggella ormai che siamo in piena stagflazione, ovvero, il combinato disposto di inflazione e recessione. A diramare i dati è l’Istat che però non spiega come il dato dell’1,4% è calcolato sui contratti effettivamente rinnovati. E’ noto, infatti, che solo poco più del 50% dei lavoratori italiani possono godere di un contratto rinnovato. A soffrire di un taglio di fatto della busta paga attuato attraverso il blocco dei rinnovi è un settore importante come il pubblico impiego. Il potere di acquisto per una famiglia media monoreddito che percepisce un reddito 1.500 euro al mese registra, secondo le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef, una diminuzione del potere di acquisto pari a 342 euro l’anno, mentre nel caso il reddito percepito sia di 2.000 euro al mese la diminuzione del potere di acquisto è pari a 456 euro l’anno. La situazione può peggiorare, perché mentre la capacità di acquisto continua a diminuire prezzi e tariffe sono in incessante crescita: le prime previsioni dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori prospettano nel 2012 un aumento pari a 392 euro a famiglia solo per quanto riguarda il settore alimentare. “Aggravi, tra l’altro, destinati a peggiorare anche sulla spinta degli aumenti determinati dalla serrata dei tir”. Per il Codacons “l’aumento dell’Iva ha dato il colpo di grazia finale a chi era già ridotto sul lastrico, facendo salire l’inflazione dal 2,8% di agosto al 3,3% di dicembre, nonostante sia in atto un crollo della domanda e dei consumi”. Ma, sottolinea l’associazione a tutela del consumatore, “Monti ha fatto dietrofront proprio nella lotta al carovita, eliminando, caso strano, le liberalizzazioni che maggiormente incidono nella spesa quotidiana dei pensionati e delle massaie italiane, ossia quelle del commercio al dettaglio, facendo saltare i saldi liberi e non inserendo l’eliminazione dei vincoli alle vendite sottocosto”.

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