Il prossimo maggio, in concomitanza con le elezioni amministrative, saremo chiamati al voto anche per rinnovare la Commissione e il Parlamento europei. L’occasione è importante per marcare una netta differenza rispetto al passato nella gestione del vecchio continente. E’ necessaria una svolta totale: per decenni, dopo il crollo del blocco orientale, l’Europa ha subito la ormai tradizionale egemonia economico-culturale degli Stati Uniti, insieme al tentativo di generare una propria soggettività economica e commerciale (sempre inserita nell’orbita USA). Ecco che, di concerto con l’affermazione del neoliberismo in salsa anglo-americana, l’UE intraprende una stagione di politiche monetarie, il cui esordio fu il trattato di Maastricht nel 1992, che la porta con il tempo alla strutturazione di un assetto finanziario centralizzato sulla BCE e sulla potenza tedesca. Con l’esplosione della bolla speculativa del 2007/2008 e l’inizio della crisi economica, l’Europa della libera circolazione delle persone e delle merci e della moneta unica, egemonizzata dal capitale tedesco e dai suoi interessi, inaugura una fase di regressione della capacità statale nell’offerta dei servizi, di aumento della tassazione sul lavoro e sulla produzione, di accentramento di ogni potere (economico, politico, finanziario) sui paesi forti dell’Unione e in particolare sulla Germania, che va sotto il nome di Austerità. In nome del salvataggio dei grandi capitali europei, molti paesi cosiddetti periferici, come la Grecia, hanno dovuto pagare un tributo altissimo, con gravissime ripercussioni sull’occupazione e il tenore di vita della popolazione locale. Come sappiamo l’Italia fa parte di quei paesi che stanno subendo più di tutti la crisi e l’Austerità: anche da noi misure come il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio in Constituzione, l’aumento percentuale dell’IVA, il Patto di Stabilità e molto altro che dovevano servire per sanare il debito pubblico del nostro Paese, si sono rivelati un cappio al collo per ogni tipo di attività produttiva di piccole dimensioni, per i lavoratori e per tutte le fascie deboli della popolazione. L’alternativa, a queste elezioni, è rappresentata dalla proposta della Sinistra Europea (di cui fa parte anche Rifondazione Comunista) di lanciare una lista di sinistra autonoma dal Partito Socialista Europeo (uno dei maggiori sostenitori delle misure di Austerità) con candidato alla presidenza della Commissione Europea Alexis Tsipras, parlamentare greco e leader del Partito di Syriza, il più grande raggruppamento greco della sinistra radicale. L’obiettivo è quello di ridisegnare completamente l’assetto monetario, economico e politico dell’Unione Europea, verso la riaffermazione della sovranità nazionale, l’autodeterminazione dei popoli e la redistribuzione popolare della ricchezza, impedendo la possibilità a qualunque dei paesi dell’Unione di egemonizzare con i propri capitali l’Unione stessa, a discapito di tutti gli altri. La sfida è grande e difficile, ma la ragione politica e la necessità oggettiva di voltare completamente pagina con il neoliberismo, nella prospettiva di un definitivo superamento del capitalismo europeo (vero responsabile dell’Austerità) rende quest’ operazione valida, oltre al fatto che all’oggi è l’unica alternativa credibile alle solite ricette dette con parole diverse. 

Rifondazione Comunista è con i popoli d’Europa, Rifondazione Comunista è con Alexis Tsipras!

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